Le porte di Black
Le porte di Black
di Leonardo Gioia
Graus Edizioni, 2025
pp. 134
Forse l’esistenza non è un’unica linea possibile, ma un ventaglio di opportunità. Viviamo quella che scegliamo, ma siamo formati anche da tutte quelle che non abbiamo attraversato. Sono parte di noi come cicatrici invisibili, stanze chiuse di una casa più grande di quanto crediamo.

“Quando il vento umido si insinuò tra i lunghi capelli riccioluti, un brivido gli percorse la schiena e il freddo si fece strada attra verso le vesti umide […] . Non riusciva a capire quella strana sensazione, un misto di inquietudine e smarrimento. Non riconosceva il luogo in cui si trovava. Niente gli sembra va familiare in quella fitta boscaglia.”
🖊️ Inizia così il romanzo, con un risveglio che somiglia a un salto nel vuoto, mentre la realtà si frantuma per lasciare spazio a un’architettura di possibilità infinite, luci al neon e segreti antichi. Cosa resta di noi quando dimentichiamo? E soprattutto: possiamo davvero scegliere, o siamo già sempre scelti? Le porte di Black (Graus Edizioni, 2025), opera prima di Leonardo Gioia, si muove su questo crinale vertiginoso, costruendo un dispositivo narrativo che è insieme romanzo d’avventura, percorso distopico, meditazione filosofica e storia d’amore plurale e impossibile.
Aveva la percezione di una solitudine radicale. Come se fosse stato tagliato fuori dal resto del mondo. Era pervaso da una inedita sensazione, quella di essere piombato improvvisamente in un universo primordiale, al di fuori di ogni forma di civiltà.
📚 Nel suo esordio narrativo, costruisce una ‘geografia dell’altrove’ che interroga la natura stessa della scelta. La scrittura di Gioia, debitrice della forma dialogica e di una visione cinematografica, procede per frammenti, come “pezzi di un puzzle” che il protagonista deve ricomporre per recuperare la propria identità. L’incedere del romanzo riflette perfettamente lo stato d’animo di Leopold: una continua tensione tra il ricordo di una vita semplice accanto alla dolce Lisa e l’attrazione magnetica per il nuovo mondo incarnato dalla bellissima e scostante Violette. Al centro di tutto c’è Black, un demiurgo malinconico che non regala risposte, ma opportunità. È l’uomo che non ha accettato il limite dell’unicità. Ha voluto vivere più vite, esplorare più mondi. Non è solo un uomo di potere. È un collezionista di esperienze altrui, un cercatore di “conoscenza” che offre in cambio ai suoi “viaggiatori” la possibilità di scegliere la vita che desiderano abitare. Il fulcro teorico dell’opera si trova nel meccanismo escogitato da Chris Black: chi desidera attraversare le sue porte deve pagare con una parte dei propri ricordi, lasciando dietro di sé porzioni di esistenza per acquisirne altre. “Quello che chiedo in cambio… è di lasciare dietro parte dei propri ricordi” afferma senza esitazione Black.

La vicenda prende il via con un “doppio risveglio”. Incontriamo Leopold (Leo), in una boscaglia fitta e inospitale, spossato e smarrito in un universo che sembra primordiale. È l’incipit di un’odissea fisica e mentale che, attraverso una discesa rovinosa lungo un pendio, lo conduce non solo a un torrente salvifico, ma a un vero e proprio salto dimensionale.
In un istante, il fango e il sangue delle rocce lasciano il posto alla moquette di un ascensore dell’Hotel Roma e a un’immagine riflessa che Leo fatica a riconoscere: quella di un uomo elegante, sicuro di sé, immerso in una città futuristica dalle luci viola e blu. E Leo, quando osserva le sue possibilità (il sé che sarebbe stato con Lisa, il sé che si perde in Violette, il sé che ancora lo attende dietro una porta chiusa), comprende che vivere più vite non è un privilegio, ma una ferita. È un modo di esistere in cui la scelta non libera, ma lacera. In cui ogni possibilità realizzata porta con sé il lutto silenzioso delle possibilità perdute.La forza del romanzo sta nel suggerire che la pluralità delle vite non è una ricchezza da possedere, ma una consapevolezza con cui convivere. Non esiste un mondo in cui possiamo realizzarle tutte; ma esiste una mente che le immagina, le teme, le rimpiange.
🚪Ogni porta attraversata gli ha restituito qualcosa — una lingua, un sapore, un volto — ma gli ha tolto qualcos’altro, in silenzio. La sua identità è un mosaico incompleto, un libro con le pagine cambiate d’ordine. Forse per questo è così affascinante e così inquietante, perché riconosciamo in lui la tentazione più segreta degli esseri umani.
L’autore
Leonardo Gioia è nato a Brindisi nel 1983. È un geologo che da sempre ama sperimentare, viaggiare, assaporare nuove culture, alla continua ricerca di stimoli e sfide da affrontare. Da giovane, oltre ad avere una assidua attività sportiva, è stato cantante di una band, con cui ha prodotto alcuni album e organizzato diversi tour in territorio nazionale ed europeo. Durante la sua vasta esperienza da libero professionista ha avuto modo di mettere insieme la passione per i viaggi e per l’esplorazione scientifica. È amante del mare, della pesca, della lettura e del buon cibo. Dopo l’esperienza universitaria nella splendida città di Urbino, è tornato a vivere a Brindisi, sua città natale.

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